È difficile descrivere l’emozione che si prova camminando in una sala allestita con le tue opere; passeggiare per le strade della città e ritrovarsi a guardare una locandina dove c’è scritto il tuo nome; descrivere mille volte i tuoi lavori (quando già una basta a metterti in difficoltà). Ho provato un senso di appagamento nel vedere la fine di un percorso ma al tempo stesso l’inizio di quello successivo. C’è anche una strana sensazione nel mezzo, lo spaesamento nel vedere fuori dal contesto abituale quei lavori che mi sono costati tanto tempo, fatti di lacrime e sogni, appesi per la prima volta uno accanto all’altro. Ma l’emozione più bella è quella che ho visto negli occhi di chi l’ha visitata e nelle parole di chi ha voluto condividerla con me. Grazie infinite a chi, di persona o con il cuore, mi ha accompagnato in questa avventura.
Apparentemente salubri e incontaminati, i corpi rappresentati sono autoritratti: ombre sfuggenti, sagome che si ritagliano faticosamente il loro spazio, mentre sono in contrasto con atmosfere fatte di macchie e di segni, ambienti mutevoli e indefiniti. I segni presenti nelle tele sono intessuti in una trama come strati di pelle che ricoprono le opere. Un tessuto infetto, malato, una velatura che si posa sui corpi, ma che in modo virale, invade quasi interamente lo spazio se non per brevi respiri. La trama di segni è ripetuta ossessivamente in un tentativo di controllo del precario equilibrio degli ambienti.
Naturalmente Pianoforte è una manifestazione musicale che si svolge ogni anno a Pratovecchio (AR), nel mese di Luglio. Nell’edizione del 2022 sono stata invitata a partecipare ad una residenza artistica per dipingere due pianoforti. Lo scopo era quello di avvicinare due discipline come l’arte e la musica, e di dare una nuova vita a dei pianoforti rovinati e non più utilizzabili.
Veduta della piazza – In primo piano: uno dei due pianoforti
Il primo pianoforte è stato dipinto in memoria di Luca Orlandi e poi donato dalla Fondazione Graziella all’istituto di Agazzi, per essere impiegato come strumento di musicoterapia.
Il secondo lavoro è un pianoforte a coda interamente ridipinto con colori acrilici e pennarelli. E’ suddiviso in 3 scene principali che trattano il tema del “ciclo della vita”. Il pianoforte sarà prossimamente inserito in una mostra insieme agli altri lavori di diciassette artisti.
Una domanda. Di risposte ce ne sono mille ma non so quale scegliere. Una domanda senza risposta. Un viaggio, una vita. L'opera nasce da un cartoncino marrone, ci metto sopra dei colori. Si trasforma in una tela. Un occhio, due occhi, un naso, una bocca. Zona rossa. Occupa la mia camera. Mi segue con lo sguardo, mentre dormo, mentre studio. Non mi dà pace. Parto. La lascio da sola, al buio. Zona arancione. La porto con me in accademia. Mi siedo, la osservo. Sorrido e rimane solo una domanda.
“Ardono i sentimenti mentre naufrago verso sud. Mi sono alzata fra le nuvole e ho rubato la luna.“
La serie “I Quattro Elementi” é composta da quattro opere, ognuna delle quali è caratterizzata da uno dei quattro elementi naturali. Il soggetto di ogni dipinto è una statua (o un particolare) di un artista del passato, che serve ad impreziosire il significato di ogni quadro.
Nell’opera Fuoco, che rappresenta l’omonimo elemento naturale, è raffigurato un particolare della statua Amore e Psiche di Antonio Canova (1787-1793). Ho associato l’elemento fuoco a questa opera per raffigurare la passione e i sentimenti dei due personaggi.
L’opera Naufrago rappresenta l’elemento naturale “Acqua”. Nel dipinto è raffigurata la statua Schiavo morente di Michelangelo (1513) che galleggia nell’acqua. Ho unito questi due soggetti per rappresentare il senso di pace che provo quando vengo cullata dal silenzio del mare.
L’opera Battiti rappresenta l’elemento naturale “Aria”. Il soggetto del dipinto è costituito dalla statua Nike di Samotracia di Pitocrito ( 200-180 a.C) che si alza in volo fra le nuvole. Il titolo del dipinto si riferisce al “battito d’ali” della figura, ma può anche essere inteso come “battersi”, in quanto Nike è la dea greca della vittoria bellica e sportiva.
L’opera Mattina rappresenta l’elemento naturale “Terra”. Nel dipinto è raffigurata la statua Discobolo di Mirone ( 455 a.C), che si alza dalle montagne e con la sua mano tocca la luna. L’opera si intitola Mattina riferendosi al sorgere del sole, che dalle montagne si alza fino a “prendere il posto” della luna.
Il “verde” è un colore che si ottiene mischiando il blu e il giallo. Lo uso spesso nei dipinti. A volte metto più blu, altre meno; spesso ne ricerco la luminosità, altre volte lo spengo.
Riesce a darmi la sensazione della pace e della tranquillità, per questo molto spesso fa da sfondo alle mie opere. Dona ai volti la solennità che meritano, dando l’idea di essere senza tempo.
Per l’esame di Stato 2020 ho realizzato un’opera pittorica con la tecnica olio su tela, intitolata L’ultimo ballo.
La consegna per il lavoro era di rielaborare un’avanguardia storica del 1900; io ho scelto il Surrealismo, in particolare l’opera Ritratto di Giuliano de Medici di Salvador Dalì. L’opera risale al 1982 e fa parte di una fase che si può definire “classica” del pittore, in cui rielabora delle statue rinascimentali nello stile surrealista, come in questo caso una statua di Michelangelo. Ho ripreso l’ambientazione tipica delle opere di Dalì, il deserto sormontato da un cielo azzurro cosparso di nuvole.
A differenza del pittore ho rielaborato una statua impressionista e non rinascimentale, ovvero Piccola ballerina di 14 anni di Edgar Degas. Il tema dell’opera è la crescita, l’evoluzione: la scultura di Degas rappresenta infatti una bambina che sta diventando donna, con un corpo ancora imperfetto e in fase di sviluppo. La statua è immersa nell’atmosfera del sogno, riprendendo le opere surrealiste. La ballerina è nell’età in cui facciamo tanti sogni sul futuro ed io ho cercato di immaginare i suoi desideri di bambina: il corpetto si trasforma in un vetro, dietro al quale una figura allungata danza in mezzo al deserto. Questa figura riprende le opere di Dalì per le gambe sottili e allungate.
L’opera si intitola L’ultimo ballo perché rappresenta gli ultimi pensieri di una bambina che presto sarà una donna, ma allude anche al destino della modella per la statua di Degas che smise di ballare e diventò una prostituta, come molte giovani del suo tempo. Il titolo ha un significato particolare per me in quanto è l’ultimo quadro del liceo e quindi la conclusione di un percorso iniziato all’età della giovane ballerina.
“Fine Zine” è una rivista pensata e creata durante l’emergenza Covid-19 per sostenere la sanità italiana. La rivista raccoglie giovani artisti da tutta Italia, pubblicando le loro opere. Tutto il ricavato sarà donato in beneficienza. Ho partecipato anche io con l’opera Lasciami andare. Sono stata pubblicata in “Issue 00” insieme ad altri 25 artisti.
Trovo che il progetto sia bellissimo, prima di tutto perché permette di dare un aiuto concreto al nostro Paese. Inoltre la rivista è stata interamente realizzata da un gruppo di giovani volontari con la voglia di mettersi in gioco e che danno la possibilità a tanti artisti come me di farsi conoscere.
Tutto è cominciato due anni fa quando i miei genitori mi hanno chiesto di dipingere un quadro per la loro camera da letto. Il quadro avrebbe dovuto sostituire un pannello con una stampa di alcuni angioletti. Così, alcuni mesi dopo, ho realizzato la copia dellaMadonna di Port Lligatdi Salvador Dalì. Il quadro ha dovuto aspettare un anno intero prima di essere incorniciato e poi appeso questo luglio 2019.
A quel punto cosa fare del povero pannello?
Mia mamma è arrivata subito ad una soluzione: un quadro per la cucina ovviamente!
Così è cominciata per me una nuova avventura, trovandomi a fronteggiare un pannello di discrete dimensioni che doveva anche essere preparato. Dopo qualche giorno passato a lottare con la cementite e l’acqua ragia, i bordi imprecisi e il fondo nero sono riuscita a preparare la base del dipinto che nei mesi seguenti avrebbe occupato la mia piccola camera.
Dal fondo nero ho cominciato a dipingere la prima figura, poi la seconda e così via, dando pian piano vita all’immagine del quadro che avevo in mente.
Quando, qualche giorno fa, ho finito il quadro alla felicità si è mischiata anche un po’ di malinconia. Questa Natura morta ha richiesto tanto lavoro in questi mesi e adesso che è finita non mi resta altro che cominciare un nuovo dipinto.